Taraxacum officinali o radicela
In primavera, in tempi vicini ma diversi rispetto alle quote, i prati e i pascoli ma anche i terreni abbandonati e incolti si riempiono di una grande quantità di occhi giallo brillante, è la fioritura del Tarassaco. È una pianta che proviene dall’Asia e infatti una possibile origine del suo nome deriverebbe dall’antico persiano Tarkashqun e dall’arabo Tarakshanqun, termini per indicare un tipo di radicchio selvatico. Un’altra ipotesi è che deriverebbe dal greco tarakè scompigliare (poichè i semi maturi con i loro peli formano una palla bianca che si disfa al minimo alito di vento, e ogni seme sembra dotato di un piccolo paracadute) e akòs rimedio, oppure da taràxis guarire. Ha parecchi nomi locali e dialettali, come “dente di leone” (le sue foglie dentate ricordano le fauci del re degli animali), “Radicèla”, “Pissacàn” e “Piscialetto”, “Radicchio di Campo”, “Soffione”, "radicchio del porco”…
Viene da zone difficili, anche desertiche e fredde, forse per questo è caratterizzato da una straordinaria vitalità e dalla grande capacità di riprodursi, come tutti i viventi che devono sopravvivere in ambienti estremi, per questo si è insediato in quasi tutti i paesi del mondo. Alle nostre latitudini è una delle piante più diffuse in assoluto, la si può trovare dappertutto, dal livello del mare fino a quasi 2000 metri, ma con il cambiamento climatico in corso fra non molto supererà anche quella quota, ampliando ancora di più il territorio occupato.

Forse molti lo sottovalutano o addirittura lo considerano fastidioso poiché lo ritengono un’erbaccia disturbante, un’infestante da eliminare o comunque da tenere sotto controllo. Mai il giudizio su una pianta potrebbe essere più immeritato e anche totalmente errato, infatti se si comincia a ricercarne le caratteristiche per cui questa creatura vegetale può essere d’aiuto alla nostra salute e al nostro benessere, cambieremmo subito opinione e la guarderemmo con occhi diversi. Ci stupiremmo di quanto può essere effettivamente di beneficio una sola pianta! Siccome non compare negli elenchi delle piante medicinali di Greci e Romani, qualcuno ritiene che sia emigrata dalle desertiche e fredde steppe dell’Asia con le invasioni dei popoli che noi “civilizzati” abbiamo definito barbari. Nella medicina europea compare solo nel 500, usata come diuretico col nome di “Piscialetto”, ma le sue virtù sono innumerevoli: il suo uso è tutt’altro che specifico per l’azione solo sui reni.
Ogni sua parte è utilizzabile sia come uso alimentare che curativo ed è talmente diffuso che si può benissimo consigliare di raccoglierne anche la radice senza rischiare di minacciare la sua sopravvivenza. Cominciando proprio dalla radice va detto che è la parte più ricca di sostanze terapeutiche, soprattutto se raccolta in autunno, ed un proverbio francese afferma che è meglio mangiare queste radici per curarci da vivi che doverlo fare sottoterra da morti. I preparati a base di radice fluidificano il succo biliare che va ad agire positivamente sull’attività del fegato. Il Tarassaco è benefico per molte parti del corpo, innanzitutto è un forte depurativo e diuretico, aiuta molto l’apparato digerente, il fegato e l’intestino e stimola le secrezioni del pancreas. La presenza nella radice di particolari sostanze (quali inulina, fitosteroli e vitamine del gruppo B) aiuta a limitare i danni del diabete. Questa pianta è utile anche per il cuore, aumentandone l’attività (azione cardiocinetica). Da notare come i farmaci sintetici, pur importanti e spesso inevitabili, agiscano prevalentemente su un organo o su una malattia, mentre le piante, che contengono un numero rilevante di sostanze diverse, a volte centinaia, per cui si parla di fitocomplesso, riescono ad agire su più organi e funzioni diverse contemporaneamente, riequilibrando, depurando e recuperando uno stato di benessere perduto.


Il Tarassaco, con i suoi fiori di colore giallo intenso venne anche chiamato la “Sposa del Sole” e per la teoria delle segnature quel colore rimanda alla bile. In effetti questa pianta, fiore compreso, è molto utile per il fegato e per la bile: sarebbe una cura depurativa primaverile molto utile per il nostro corpo, che esce provato dal periodo invernale. La pianta contiene le indispensabili vitamine B1, B2, B3, C e poi calcio, potassio, sodio, fosforo e magnesio, in pratica un’intera farmacia a nostra completa disposizione. Da questi fiori gialli sono molto attratte le api che li frequentano intensamente, al punto che un bravo apicoltore potrebbe produrre un miele monospecifico, cioè di solo Tarassaco.
È molto usato anche in cucina, da solo o come componente delle insalate, cotto (il meno possibile) con l’aglio orsino, lessato e tradizionalmente abbinato alle uova sode. Oppure nelle minestre, mentre i boccioli chiusi sotto olio o sottaceto sostituiscono e imitano i capperi. Coi fiori fatti bollire con l’acqua e zucchero si ottiene uno sciroppo, chiamato anche finto miele, per trattare tosse e influenza. La radice tostata invece è stata usata come surrogato del caffè o dell’orzo, soprattutto nei periodi di difficoltà economiche. I fiori pastellati e fritti sono molto buoni, ma anche come aggiunta nelle frittate.
Dovremmo avere un gran rispetto e provare molta riconoscenza per il Tarassaco, figlio o figlia del Sole e vero miracolo di Madre Natura. E impegnarci anche di più nel conoscerlo e usarlo, ringraziandolo mentre lo si raccoglie. Altro che considerarlo un noioso infestante!
Articolo a cura di Toio de Savorgnani