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Orchidea militare

Prima di trattare la pianta del mese, la Orchidea militare, è opportuno dare qualche informazione generale sull’affascinante mondo delle Orchidee.

La grande famiglia delle Orchidacee conta sulla Terra e in ambienti naturali tra loro completamene diversi, ben 700 generi, circa 35.000 specie e un numero incredibile, ma difficile da quantificare, di ibridi, ottenuti da intervento umano. Infatti le Orchidee sono tra le piante più affascinanti per la notevole bellezza e appariscenza dei fiori.

Fino a non molti anni fa riprodurre le Orchidee era molto difficile, se non impossibile, poi sono stati scoperti dei sofisticatissimi meccanismi di riproduzione che fanno di questa famiglia uno dei più evoluti e complessi organismi del mondo vegetale. Prima di tutto ogni tipo di Orchidea ha bisogno di un insetto specifico per la sua impollinazione. Una volta prodotto e disperso il seme, per ogni specie di seme devono essere presenti dei tipi specifici di fungi e di batteri e che tra essi e i semi si formi una simbiosi detta micorizzazione. Una tale complessità necessita per forza di un ambiente a basso o nullo inquinamento per far vivere gli insetti, i batteri e i fungi necessari, ma sono condizioni così particolari che anche in situazioni naturalisticamente ottimali non sempre si verificano, per cui certe Orchidee più delicate di altre possono sparire anche per decine di anni per rifarsi vive quando tutti i necessari presupposti (insetti, funghi, temperatura, luce…) coincidono.

 

orchidea militare dettaglio fiore

Uno degli esempi affascinanti a questo proposito è l’Orchidea Fantasma, Epipogiun aphillum, rara ma presente nei nostri boschi di faggio, anche in Cansiglio. È una piccola e apparentemente poco significativa Orchidea, alta da 10 a 30 centimetri circa, addirittura senza clorofilla né foglie, quindi di un chiaro color ocra, che raramente fiorisce per più anni di seguito, ma le sue radici restano vive e attive e può rimanersene nascosta anche per decine di anni per poi tornare a spuntare e a fiorire. In alcune valli dell’Himalaya del Nepal, delle rarissime orchidee sono state viste fiorire una sola volta in cento anni.

Siamo abituati a pensare che le Orchidee siano piante molto appariscenti di climi tropicali, caldi e umidi, invece possiamo trovale in tutti i continenti, tranne che in Antartide, ovviamente di specie diversa, a tutte le altitudini, dal livello del mare all’alta montagna. Solo in Italia le specie sono circa 200, quindi un bell’esempio di biodiversità.

E anche questa volta si riconferma il solito interrogativo in merito alla teoria delle segnature. Le radici hanno la forma di due tuberi ovoidali attaccati tra loro che ricordano i testicoli umani: infatti il nome scientifico del genere è Orchis che significa appunto testicoli, di cui questa pianta, secondo la teoria delle segnature descritta da Paracelso (1493-1541), riesce a curare le infiammazioni di questa parte del corpo per via delle mucillaggini ricche di amido e sostanze emollienti e antinfiammatorie (bassorina, cumarina, sali di potassio, calcio e sodio). Tali preparati mucillagginosi venivano usati anche per curare tossi e, per via rettale, catarri addominali e diarree infantili. I greci chiamavano le Orchidee Cynosorchis, cioè “testicoli di cane” per la particolarità dei due tuberi di essere uno solido e l’altro un poco flaccido. Il famoso medico greco Dioscoride, con un consiglio che a noi moderni può apparire molto maschilista, proponeva di mangiare quelli flaccidi per avere figlie femmine e quelli sodi per generare figli maschi o per ottenere un potente effetto afrodisiaco. Chissà se la ricerca moderna, prima di considerare queste usanze poco più che delle credenze e superstizioni infondate, abbia mai fatto reali ricerche in proposito.

 

dettaglio fiore orchidea militare

L’Orchis militaris è una delle Orchidee selvatiche più comuni da trovare sulle nostre colline e in montagna fino ai 1800 metri. Se si osservano da vicino le infiorescenze si scoprono delle forme affascinanti: ogni piccolo fiore richiama la figura umana con la testa ricoperta da un grande cappello a forma di elmo di soldato (in latino miles) da cui l’appellativo di militare.

I tuberi di Orchis militaris, così come anche delle specie simili e molto diffuse (Orchis mascula, O. maculata, O. latifolia, O. morio), venivano un tempo raccolti subito dopo la fioritura, immersi in acqua bollente e poi seccati. Anche l’atto di immergere la pianta fresca nell’acqua bollente veniva tradizionalmente indicata da medici ed erboristi con una terminologia particolare: si diceva infatti di “uccidere” la pianta, riconoscendone la caratteristica di una creatura pienamente senziente e vivente. Venivano poi ridotti in una specie di farina che divenne nota nell’antico oriente, già moltissimi anni fa, con il nome di Salep, prodotta in grandi quantità ed esportata nel medioevo in tutto l’occidente, per l’intenso uso curativo che se ne faceva. Si riteneva inoltre che fosse un efficace afrodisiaco, dote non confermata dalla moderna ricerca occidentale, ma ancora usato come tale in oriente. 

Va specificato che le Orchidee sono tutte protette e quindi ne è vietata la raccolta, sia per uso medicinale che per i bellissimi fiori, ma da quando si è imparato facilmente a riprodurle, possiamo trovarne facilmente e a costi abbordabili nei vivai, dai fioristi o addirittura, molto economiche, nei supermercati.

orchidea militare in cansiglio

E a proposito dell’uccidere le piante di Orchidee con l’acqua bollente, ma anche in riferimento a molti altri tipi di vegetali, vengono in mente le rappresentazioni medievali delle piante medicinali, spesso disegnate con forme parzialmente umane, con la testa sottoterra e il resto del corpo, tronco e arti, a mo’ di fusto, rami e foglie, sopra terra. Una delle piante più misteriose e ricercate, la Mandragola o Mandragora, poteva essere estirpata solo con un preciso rituale, esclusivamente di notte, ma si diceva che si agitasse forsennatamente, mostrava una faccia terribile ed emetteva degli urli così acuti da riuscire ad uccidere chi la stava raccogliendo, anche per l’incontenibile panico che riusciva a suscitare.

Articolo a cura di Toio de Savorgnani

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