Nigritella
Prima di tutto va detto che le Nigritelle sono delle piccole piante erbacee perenni dei pascoli prealpini e alpini, non molto diffuse, anzi, abbastanza rare, che appartengono alla famiglia delle Orchidacee. Fino a non molti anni fa Nigritella era considerato un genere a se per cui nella classificazione scientifica si parlava di Nigritella nigra, Nigritella rubra ecc. Questo fino al 2005 quando due botanici francesi proposero e ottennero che le Nigritelle fossero una sezione del genere Gymnadenia. Questa pianta era anche chiamata “Nigritella di Rhellicanus”, dal soprannome dello svizzero Johannes Muller che per primo la citò in una sua poesia nel 1536. Al di là di queste sottigliezze che caratterizzano i botanici accademici, per chi botanico esperto non lo è, resta pur sempre un grande piacere osservare quelle macchie di colore rosso acceso, per la Nigritella rubra, o rosso più scuro fin quasi a sembrare un nero vellutato della Nigritella nigra, che punteggiano i pascoli alpini tra i 1000 o poco più metri di quota ed i 2500 m.
Sono piante che vanno osservate da vicino poiché come tutte le orchidee hanno forme affascinanti e complesse, più appariscenti per le orchidee a fiori grandi (come il Ciprypedium calceolus o la Scarpetta di Venere o della Madonna), ma ugualmente di grande bellezza anche per le specie più piccole come nel nostro caso. Vengono popolarmente chiamate “morettine”, per via del colore. Un altro nome è “fiore del cioccolato” o “della vaniglia” poiché nel periodo opportuno emettono un intenso odore di cioccolato o di vaniglia, o anche, di cioccolato alla vaniglia. A questo proposito va ricordato che la famosa vaniglia deriva dai bacelli di un’orchidea tropicale, la Vanilla planifolia, pianta sacra per Atzechi e Maya, con la quale preparavano una bevanda rituale, mescolandola al cacao, da offrire agli Dei della Terra durante importanti rituali e che si chiamava, guarda caso, Xocolatl. Vi ricorda niente? Per tornare alla nostra minuscola Nigritella, ci si chiede stupiti come un piccolo fiore di alta montagna riesca a essere tanto raffinato, visto che è stato capace di individuare il profumo giusto per attirare delle specifiche farfalle. Questo accade quando il suo polline è arrivato a maturazione: in quel periodo, la Nigritella emette l’intenso profumo e le farfalle arrivano.
Come tutte le orchidee, Nigritella o Gymnadenia che sia, è un genere protetto quindi né è vietata la raccolta e l’uso e, in ogni caso, anche solo a buon senso, la raccolta è sbagliata poiché uno “splendido” mazzetto di fiori alpini dura poche ore e poi si butta via. Anche l’uso come pianta curativa non ha più molto senso poiché la medicina moderna propone valide alternativele e le piante rare e preziose vanno lasciate nel loro ambiente naturale. Ci sono centri di fitness e welness alpini che offrono trattamento a base di Nigritella per rendere la pelle vellutata come i suoi fiori e sembra che ci siano delle coltivazioni di Nigritella sulle Ande, sperando che sia vero e non che ci sia una raccolta illegale in natura. Nelle nostre Alpi e nelle Dolomiti la Nigritella va lasciata nei prati dove nasce e cresce spontaneamente, isolata, da osservare, ammirare, fotografare, odorare e mai da raccogliere. E anche da ringraziare per dimostrarle riconoscenza per la bellezza che ci dona.Si può fare un’osservazione sulla famiglia delle Orchidee il cui nome fu dato dal botanico greco Teofrasto nel 300 a. C., da orchis testicolo, poiché una buona parte delle orchidee possiede delle radici a forma di due tubercoli che richiamano appunto i testicoli dei mammiferi. Sempre per la tanto contestata teoria delle segnature o signature, si riteneva che le radici a tubercoli accoppiati, per la loro inequivocabile forma, favorissero la fertilità sia maschile che femminile e che si potesse curare le infiammazioni agli organi genitali maschili. Inoltre si riteneva che si potesse decidere il sesso del nascituro in questo modo: se ad assumere i tubercoli fosse stata la donna ne sarebbe derivata una bambina, mentre il consumo da parte del maschio avrebbe fatto generare un maschietto. Ma le orchidee selvatiche sono tutte piante protette e quindi anche l’utilizzo quale medicinale è di fatto vietato, a meno che non siano coltivate.

Le Orchidacee hanno sempre caratteristiche particolari e anche le Nigritelle ne hanno, soprattutto per la riproduzione. I fiori hanno assunto una forma tale da favorire gli insetti dotati di una lunga bocca a proboscide, come le farfalle, che succhiano dall’esterno. Per di più le Nigritelle riescono stranamente a produrre dei semi fertili anche senza che sia avvenuta l’impollinazione. In ogni caso i semi per germinare hanno bisogno della presenza delle spore di funghi specifici con i quali stabiliscono un rapporto di collaborazione, il termine scientifico è micorizzazione, cioè sono i funghi a fornire ai semi delle Negritelle le sostanze indispensabili per la germinazione. Vale la pena puntualizzare come in natura ci siano sempre dei rapporti complessi tra i viventi che solo con un approfondito studio riusciamo a scoprire. Le Nigritelle hanno bisogno per l’impollinazione di alcune specie di farfalle e, per far germinare i semi, di specifici tipi di funghi, quindi se cambiano le condizioni ambientali, magari per cause umane, quali l’inquinamento, la distruzione di habitat ma anche l’attuale fenomeno del cambiamento climatico, spariscono insetti, fiori e funghi e spesso nemmeno ce ne accorgiamo.

Ecco un aspetto drammatico del fenomeno sempre più rilevante della perdita della biodiversità, che procede inarrestabile e con effetti sempre più rilevanti, ma non ce ne rendiamo conto e ci pare che l’ambiente che ci circonda sia sempre stato così come lo percepiamo noi nel presente, ma non è affatto vero, anzi, la verità è ben diversa. Se potessimo fare un viaggio nel tempo e tornare a 200 anni fa sicuramente la vita degli umani era, anche qui da noi, molto più dura, ma le nostre campagne e colline apparivano piene di torrenti dalle acque sane e pulite, ospitavano rane di diversi tipi, rospi, pesci, gamberi e anche anguille. I corsi d’acqua erano protetti da cespugli e alberi di molti tipi, i prati erano pieni di fiori e i campi erano divisi da siepi, il tutto abitato da molte specie di uccelli. Come va ora? Dove sono siepi, alberature e dove sono gli uccelli? Sentiamo ancora il canto notturno gracidante delle rane? L’acqua è pulita? L’aria è davvero respirabile? Domande retoriche, chiaramente. Sappiamo bene quale sia lo stato dell’ambiente nei nostri territori ma lo accettiamo, tutto ci sembra normale e lo accetteremo anche in futuro quando, fra non molto, la situazione generale sarà ancora peggiore. Ma se non siamo capaci di conservare i luoghi in cui viviamo quotidianamente, almeno lasciamo in pace gli ambienti ancora conservati, come le praterie di montagna, con i bellissimi fiori che ospitano, così come ci ha raccomandato, lasciandocelo anche come testamento spirituale sia Mario Rigoni Stern che Andrea Zanzotto: “Amate e rispettate nostra Madre Terra”.
Articolo a cura di Toio de Savorgnani
