Il Panevin
Il nostro viaggio attraverso le tradizioni che caratterizzano il Veneto e il Friuli Venezia Giulia inizia con uno dei momenti più affascinanti dell'inverno: l’accensione del “Panevin”, il grande falò che illumina le prime notti dell'anno.
Cos’è il Panevin e quando si celebra
Quello del Panevin (noto anche come Caşèra o Foghèra o Pignarûl in Friuli), è un rito propiziatorio che si svolge principalmente la sera del 5 gennaio (vigilia dell’Epifania). In qualche luogo è costume bruciarlo anche il 6 gennaio (giorno dell'Epifania stessa).
Si tratta dell'accensione di un grande falò rituale, costruito con fascine, ramaglie secche, tralci di vite o di “thièşe” e, spesso, attorno ad un palo centrale, talvolta sormontato da un fantoccio, con le sembianze di una vecchia, che simboleggia l'anno passato, denominato, per l’appunto, “la vècia”. Questa tradizione è profondamente radicata in tutto il Veneto orientale (soprattutto nel Trevigiano e nel Veneziano), oltre che in Friuli.

L'origine del nome e del rito
Il nome "Panevin" deriva dalla fusione di due parole fondamentali per la cultura contadina: "il pane" ed il "vino". Non è un caso:
- Il rito è un’antica invocazione di abbondanza e fertilità per i raccolti dell'anno appena iniziato.
- Anticamente, era usanza distribuire pane e vino ai partecipanti dopo l'accensione, legando il rito direttamente alla richiesta di prosperità alimentare.
Il rito ha radici molto antiche, sicuramente pre-cristiane, legate al culto del sole solstiziale: era un modo per propiziare il ritorno della luce e l'allungarsi delle giornate che, in questo periodo, diventavano sempre più corte.
Come si svolge il Panevin
Fino a non molti anni fa, l’allestimento del “ Panevin” era consuetudine di ogni singola famiglia contadina. Ogni nucleo familiare ne curava l’allestimento, usando il (poco) materiale di scarto che la campagna offriva e, quando il fuoco iniziava a calare, si riuniva nella grande cucina di casa, per cantare, ballare e consumare il dolce tradizionale, la pintha, annaffiata con il “vin brulè”.
1. La catasta
Giorni prima, i componenti della famiglia (soprattutto uomini e ragazzi), si adoperavano per costruire la pira in campo aperto, spesso con una precisa geometria per assicurare una combustione ottimale.
2. L'accensione
L’attesa culminava nella sera che precede l'Epifania con l'accensione, da parte dei ragazzi, sotto il controllo del capo famiglia, del falò. L'evento era sempre accompagnato da canti religiosi (le litanie) e popolari.
3. La profezia del fumo
Il momento più significativo era, ed è, legato all'osservazione della direzione che prendono le faville ed il fumo. Il significato della direzione di questi, è legato alla meteorologia e all'agricoltura tradizionale: si cercava di capire, in poche parole, se l'anno avrebbe portato piogge (favorevoli al raccolto) o siccità: se fossero capitate tempeste o calamità varie. La tradizione popolare vuole che:
- Le faville che vanno verso est (o nord): "se le fulìsche le va a matina, ciól su ’l sach e va a farina", costituiscono un presagio negativo, quindi l’anno sarà difficile. Letteralmente: “prendi il sacco e vai ad elemosinare”.
- Le faville che vanno verso ovest: "se le fulìsche le va a sera, polénta a pièn calièra" indicano che il raccolto sarà buono e “la caldaia sarà ricolma di polenta”. Preannunciano, cioè un anno positivo, con buoni raccolti e fortuna.

Il Panevin Grant di Caneva
La maestosità di questa tradizione trova uno degli spettacoli più suggestivi a Caneva (PN). Qui, ai piedi del suggestivo Castello, si erge il "Panevin Grant" (che significa appunto “Grande Panevin”), riconosciuto come uno dei falò più alti ed imponenti della regione.
L'accensione è il momento culmine di questa tradizione ed è preceduta da un rito unico e antichissimo: quello del "Thóch de Nadhàl" o, meglio, della cenere del ceppo che si brucia sul focolare, nella notte della vigilia. Queste ceneri, disperse ai margini del campo portano fortuna e fertilità. Quando il fuoco arde con grande intensità, gli abitanti di Caneva e dintorni, si riuniscono e, davanti al grande fuoco, cantano le litanie ed i canti popolari, consumando, secondo tradizione, la “pìntha” con il “vin brulè”.
È un'eco sonora che, come vuole la storia, ha la duplice funzione di:
- Annunciare la fine delle festività natalizie.
- Richiamare tutti i cittadini attorno alla pira, per ricordare un evento molto antico e per conoscere i presagi per il nuovo anno, sempre con l’occhio rivolto al mondo agricolo..
