Anemone Epatica

Questa specie è un significativo esempio di uno dei misteri, o presunti tali, del mondo vegetale e ci rimanda a conoscenze millenarie che nella nostra cultura occidentale sono state approfondite e riproposte alla fine del Medioevo dal grande alchimista, astrologo e medico austriaco Philip Theofhrast Bombastus von Hohenheim Paracelsus, indicato più semplicemente come Paracelso (1493 – 1541), che esplorò a fondo le conoscenze mediche dell’Ayurveda indiana, della medicina cinese e dell’Alchimia, proponendo poi la teoria delle “Segnature” o “Signature” o "Legge dei Simili” nel suo famoso testo “Signatura Rerum”. Secondo questa teoria, ogni cosa in natura porta un Segno, messo apposta dal Creatore o dall’intelligenza della Natura, che manifesta e svela le sue qualità invisibili e il collegamento con il corpo umano e, in qualche modo che ci risulta difficile da interpretare logicamente, è connesso con tutto il mondo naturale e anche con i pianeti, almeno quelli del nostro sistema solare.
È una teoria che disorienta noi moderni, soprattutto ricercatori e scienziati, poiché appare come bizzarra e senza spiegazioni logiche e scientifiche, ma gli esempi in natura sono innumerevoli. In base a questa interpretazione, l’Anemone hepatica, che presenta delle foglie che ricordano per forma e colore il fegato umano, può essere usata per curare quell’organo. Ritenere che le piante possano portare nel loro corpo forme e colori per cui possono essere collegate con la cura di malattie degli umani ci sembra impossibile, meno che meno un collegamento con i minerali e i pianeti, ritenendo tutto ciò un retaggio di secoli e millenni passati in cui non esisteva ancora la scienza e prevaleva invece la magia. Le conferme sul campo sono però talmente tante che risulta difficile non pensare a qualche fenomeno esistente di cui ancora ignoriamo le regole e le procedure.Così il gheriglio di una noce ricorda un cervello e in effetti il consumo di noci è consigliato per tenere in efficienza questo organo così importante. Un pomodoro tagliato a metà richiama un cuore e il suo colore il sangue, e l’uso alimentare del pomodoro aiuta a proteggere il cuore, mentre anche i petali delle rose rosse possono essere usati per fluidificare il sangue. I fagioli, con la loro tipica forma, contengono sostanze benefiche per i reni, mentre il pungente rosmarino con le foglie dure e appuntite può essere usato per alleviare i dolori acuti. Le foglie del pioppo nero, che il minimo alito di vento fa tremolare sul loro piccioli, sono utili per i tremiti degli anziani. E così via…Anche la nostra Epatica nobilis contiene una specie di canfora, l’anemonolo, e una sostanza chiamata epatilobina che effettivamente agiscono sul fegato, confermando, alla faccia degli scettici, la teoria delle segnature.

Nei secoli passati l’Hepatica nobilis, pur essendo una pianta con un certo livello di tossicità, era molto usata proprio per curare il fegato, e la sua denominazione di “nobilis”, che in latino sta ad indicare qualcosa di molto noto e diffuso, lo conferma. Ad esempio, era spesso usata nella preparazione di una tisana in cui veniva associata alle foglie di Carciofo e ai semi del Cardo mariano.Questa delle segnature o signature è una teoria imbarazzante per gli studiosi moderni poiché si basa sul presupposto che in natura ci sia un ordine nascosto in attesa di essere scoperto, come se tutto ciò di cui l’umano ha bisogno fosse già presente e utilizzabile: basterebbe saper interpretare i segni per capire come nutrirsi e soprattutto curarsi.I nostri predecessori, nel Medioevo e nel Rinascimento, interpretarono tutto ciò come se il Creatore avesse messo tutto il Creato a disposizione dell’umanità, tutto in sua funzione. Ma noi, al di là dell’affermare che queste siano solo teorie strampalate di una scienza agli albori (come se Babilonesi, Indiani, Egiziani e Cinesi non fossero molto avanti nelle conoscenze già migliaia di anni prima della nostra era...), e di una visione del mondo per cui gli umani sarebbero agli apici della creazione, i più evoluti e a cui tutto sarebbe concesso, in pratica quella visione detta antropocentrica che noi moderni tanto critichiamo, potremmo dare un’altra interpretazione, più umile e anche più attuale: e cioè che in Natura esiste un ordine che ci è ancora in gran parte sconosciuto e quindi ancora per noi misterioso.

Al di là della presunzione di sapere già quasi tutto, non possiamo fare altro che riconoscere questo Mistero e accettarlo come tale, sospendendo il giudizio anche sulle apparenti stranezze per cui nel mondo vegetale possano davvero esistere dei segni che stanno a dimostrare l’unità di tutto ciò che esiste.Lo avevano capito già i nativi americani (quelli che noi chiamiamo ancora impropriamente “indiani d’America”) Lakota Sioux con la loro emblematica e profonda affermazione “Aho! Mitakuje Oyasin”, cioè “tutto è uno”, che qualcuno traduce anche con “io e tutte le mie relazioni”, proprio a conferma che questi nostri fratelli, che fino a pochi anni fa consideravamo dei selvaggi primitivi, avevano capito, molto prima di noi, che tutto ciò che esiste è collegato e niente è separato.Apparteniamo tutti alla stessa grande famiglia.
Articolo a cura di Toio de Savorgnani
