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Pulsatilla

Le Pulsatille sono piante erbacee perenni appartenenti alla famiglia delle Ranuncolaceae (la stessa degli Ellebori che puoi scoprire nell’articolo dedicato). Quello delle Pulsatille è un genere che in Italia conta oltre 40 specie: sono tutte piante erbacee perenni da prateria, provenienti dalle steppe del nord Europa e dall’Asia, spinte a sud dalle glaciazioni.

La Pulsatilla vulgaris, o “montana” era chiamata anche “Anemone pulsatilla”, ma in entrambi i casi sul nome si è posta l’attenzione sulla sua forma flessuosa e in movimento. Anemone era infatti la ninfa greca sposa di Zefiro, il vento, e “Pulsatilla” deriva da muovere o scuotere, poiché il suo frutto è un achenio, cioè un ciuffo di code, ricoperte da peluria chiara, che ondeggiano al minimo colpo di vento.

La Pulsatilla vulgaris fiorisce molto presto, tra marzo e aprile per cui uno dei suoi nomi comuni era quello di “fiore di Pasqua”. È caratterizzata da fiori violetti, penduli e lanosi. Era abbastanza diffusa anche nelle aree aride della pianura ed era tradizione un tempo di raccoglierne grossi mazzi: questo è il motivo, forse anche assieme al progressivo riscaldamento climatico, per cui è una pianta pressoché scomparsa in pianura ma relativamente comune nelle zone collinari. È comunque il ricordo di periodi in cui il clima era molto più rigido di quello attuale, quindi sarà una delle tante specie che sparirà dai nostri territori per lasciare spazio ad altre specie predisposte a climi più miti o decisamente più caldi. Ma la Pulsatilla sembra avere una grande capacità di adattamento, infatti in montagna troviamo la Pulsatilla alpina di cui ci sono molte sottospecie che potrebbero adattarsi ai cambiamenti in atto e trasformarsi in nuove forme capaci si sopravvivere in ambienti più caldi.

Le Pulsatille sono piante che i medici moderni ritengono velenose poiché contenenti il pericoloso alcaloide anemonina, che agisce sul sistema nervoso provocando prima convulsioni, vomito e diarrea e poi la paralisi dei muscoli respiratori. Nel passato erano usate invece come piante medicinali avendone sperimentato l’effetto antispastico e antidolorifico, uso poi abbandonato con l’utilizzo di piante meno problematiche.

Al giorno d’oggi viene usata sotto forma di preparato omeopatico per trattare, secondo diluizioni relativamente più basse (come 30 CH), allergie, ansia, artrite, asma, cefalea, cistite, depressione, eczema, emicrania, endometriosi, lupus, menopausa, otite, psoriasi, rinite, sinusite, tosse, uretrite, vertigini. Inoltre favorisce l'espettorazione dei muchi in caso di congestione, aiutando a curare raffreddori, influenza, bronchiti e altre affezioni alle vie respiratorie. Ad alte diluizioni (come 200 CH) la Pulsatilla è usata per gli stati cronici di raffreddore, sinusite, asma, emicrania, infezioni oculari, indigestioni, bruciori di stomaco, problemi mestruali, menopausa, sbalzi di umore. Queste sono solo indicazioni di massima, non consigli terapeutici per i quali è buona scelta affidarsi ad omeopati esperti o medici.

L'omeopatia è un metodo di cura piuttosto controverso, non riconosciuto come scientifico dalla medicina ufficiale, che tuttavia ha conosciuto uno sviluppo significativo e inaspettato, affermandosi come la pratica più diffusa tra le medicine non convenzionali per cui si stima che nel mondo (ma i dati sono diversi da fonte a fonte) almeno 600 milioni di persone ne facciano uso ma altre fonti affermano che il 50% della popolazione mondiale si affida, almeno saltuariamente, a cure omeopatiche.

Ciò che la scienza ufficiale fa fatica ad accettare dell’omeopatia sono i suoi due presupposti fondamentali. Il primo è quello per cui il simile si cura col simile: “similia similibus curentur”. Il secondo è quello delle diluizioni, cioè più il principio attivo è diluito e più diventa efficace dopo essere stato sciolto in acqua e sbattuto a lungo, cioè dinamizzato, trasferendo così il suo potere curativo all’acqua, suggerendo la possibilità dell’esistenza di una “memoria dell’acqua” la cui reale esistenza non è stata ancora accertata. L’omeopatia è stata proposta dal medico tedesco Samuel Hahneman (1775 – 1843) che già in quegli anni affermava “..io vi ho dato uno spunto, ho aperto una porta, ora tocca a voi continuare…” e ora, dopo quasi due secoli, sembra che la moderna fisica quantistica possa fornire la spiegazione delle modalità di azione dell’omeopatia, partendo dalla memoria dell’acqua. Una nuova definizione di omeopatia è proprio quella di medicina quantistica.

In Italia circa 3 milioni di persone si curano costantemente con prodotti omeopatici e circa 13 milioni ne fanno uso saltuario, ma ben 13 milioni si affidano alle cosiddette terapie non convenzionali, di cui l’omeopatia è la più diffusa, seguita da fitoterapia, osteopatia, agopuntura e chiropratica. Calcolando che omeopatia e fitoterapia hanno sempre a che fare principalmente con le piante, significa che gli italiani che hanno fiducia nel mondo vegetale per difendere o conservare la propria salute sono parecchi milioni: un numero così elevato che la scienza ufficiale  forse dovrebbe tenere più in considerazione e approfondire le ricerche, invece di proclamare un giudizio inappellabile e definitivo. In Svizzera, dopo un referendum popolare e una onesta ricerca scientifica, dal 2017 l’omeopatia è entrata a far parte delle pratiche del servizio sanitario nazionale. La ricerca svizzera ha infatti stabilito che i meccanismi di azione dell’omeopatia sono tuttora sconosciuti ma i risultativi curativi sono evidenti. Quindi non si sa come ma funziona e non va considerata come un placebo o, peggio, una pratica truffaldina e inattendibile, bensì come una vera terapia. In Europa ci sono almeno 50.000 medici omeopatici e 500.000 in tutto il mondo, che probabilmente sono molti di più.
Articolo a cura di Toio de Savorgnani

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